Finisce in Terapia Intensiva dopo aver Assunto Comune Farmaco contro il Raffreddore [Foto]

Inserito in Salute | Scritto lunedì, 24 febbraio 2014 | Autore Fabiana Cipro | Commenta per primo

Il tredicenne ha avuto una terribile reazione allergica ad un comunissimo farmaco che aveva assunto altre volte


Quando a Max Brown, 13 anni, è venuto il raffreddore, la madre preoccupata gli ha dato dell’ibuprofene. Ma il comunissimo farmaco gli è quasi costato la vita, dopo che una violenta reazione allergica lo ha lasciato ricoperto di vesciche e le sue labbra sono diventate nere. Max stava così male che urlava di dolore quando qualcuno lo toccava ed era in uno stato di incoscienza mentre lottava per la sua vita nel reparto di terapia intensiva.

Max Brown, 13 anni, ha avuto una terribile reazione allergica all'ibuprofene

A Max è stata diagnosticata la sindrome di Stevens-Johnson (SJS), una condizione che fa morire le cellule presenti nello strato superiore della pelle. Il tredicenne ha trascorso poco più di un mese in ospedale nel mese di novembre, durante il quale alla madre Nichola Wheatley era stato detto che suo figlio sarebbe potuto morire. ‘I medici erano sicuri al 100 per cento che era stato l’ibuprofene a causare la reazione allergica di Max‘, ha detto la donna nella sua casa di Esher, Surrey, ieri. ‘Non sapevo che era allergico, aveva preso l’ibuprofene altre volte senza avere alcun problema. E’ stato il più grande shock della mia vita‘.

La sindrome di Stevens-Johnson, è una rarissima reazione allergica. Ultimamente, però, pare che i casi stiano aumentando

Gli eventi traumatici sono iniziati quando la mamma aveva notato che Max non stava bene così non lo aveva mandato a scuola per un paio di giorni. Pensando ad un normale raffreddore, gli aveva dato l’ibuprofene. Ma nel giro di pochi giorni tutto il suo corpo era coperto da eruzioni cutanee e vesciche. Lo aveva quindi portato dal suo medico, che le aveva detto di accompagnare Max dritto al Pronto Soccorso. Il ragazzo è stato subito ricoverato in ospedale, ma in un primo momento i medici erano rimasti sconcertati nel vederlo. La sua pelle era ricoperta di vesciche, mentre le sue labbra erano gonfie, nere e incrostate. ‘E’ la cosa più terribile da vedere per un genitore, mio figlio stava soffrendo davvero tanto. Ero devastata, – racconta la mamma. – Max stava così male e non potevo abbracciarlo o baciarlo. Urlava perché la sua pelle era praticamente esposta, come se fosse ustionata. Mi sentivo impotente. Nessuno capiva cosa stesse succedendo, perché nessuno lo sapeva.

Purtroppo, per questa patologia non esistono cure. La malattia deve fare il suo dolorosissimo decorso

Max era stato portato in una unità specializzata per ulteriori esami ed gli era stata diagnosticata la sindrome di Stevens-Johnson. Dopo una settimana in ospedale, le sue condizioni erano peggiorate così tanto che non riusciva ad aprire gli occhi a causa della formazione di croste e aveva vesciche su tutto il suo corpoQuesta è stata la cosa peggiore. Non avevo idea se stesse migliorando o no. Sono rimasta bloccata in un limbo cercando di capire se mio figlio per capire stesse peggiorando‘. Max era stato poi trasferito in terapia intensiva in un altro ospedale dove gli avevano somministrato la morfina e gli antibiotici. Il suo peso era sceso drasticamente e sua madre ha detto che i medici non sapevano se sarebbe sopravvissuto. ‘Max aveva bisogno di aiuto per la respirazione e aveva le bende che ricoprivano tutto il corpo‘, ricorda la mamma. ‘Ogni giorno gli cambiavano le bende per fermare l’infezione, ma vedevo che soffriva ogni volta che qualcuno gli toccava la pelle. Lui trascorreva il tempo tra la veglia e lo stato di incoscienza‘.

Max insieme alla mamma, finalmente è guarito ma porterà i segni della malattia per il resto della vita

Per questo tipo di sindrome non esistono cure, la malattia deve fare il suo decorso e dopo quattro settimane la sua pelle finalmente aveva cominciato a guarire ed era stato dimesso. ‘Sono così orgogliosa di lui perché ha tenuto duro. Max avrà le cicatrici sul suo corpo per il resto della sua vita, ma è un piccolo prezzo da pagare quando sei quasi morto. Il suo non è stato l’unico caso ultimamente, bisognerebbe che questa sindrome terribile venisse studiata un po’ di più per aiutare chi la contrae. Si tratta di una malattia terribile e provoca così tanto dolore‘.

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