Fabrizio Corona e la Lettera Choc in cui minaccia di…

Inserito in Gossip | Scritto sabato, 09 agosto 2014 | Autore Pina | Commenta per primo

Fabrizio Corona ha scritto una lettera choc, in cui ha minacciato di

Su La7 presso il programma In Onda, hanno parlato di Fabrizio Corona, e durante la puntata la madre di Fabrizio ha letto una lettera scritta da lui.

La lettera scritta da Fabrizio Corona denuncia le ingiustizie che ha subito dalla giustizia italiana, e fa sapere di essere pronto a tutto, anche a togliersi la vita.

Ecco le parole della lettera: “Che cosa mi hanno fatto? Cosa sono riusciti a farmi? Non è giusto, è allucinante, è incredibile, è schifoso. Sono quasi due settimane che non esco più dalla cella, che non dormo più, che non vado più all’aria, che non partecipo più a nessuna attività, che non parlo più con nessuno, a malapena mangio, ho lo sguardo fisso e perso nel vuoto. Mi muovo dannatamente all’interno del mio piccolo e sporco spazio ristretto con la sentenza in mano. Continuo a rileggerla e impreco. Sbatto la testa contro il muro, tiro pugni alla finestra”.

La lettera prosegue con la sua verità: “Ora, dopo tutto questo, sono disposto a morire per avere riconosciuta la mia giustizia, perché sia raccontata la verità dei fatti. Ieri è toccato a me ma domani potrebbe capitare a voi. Soltanto una settimana fa, dopo quasi 600 giorni di galera fatta, ho scoperto che non solo ero stato condannato per estorsione aggravata ma che l’estorsione era stata fatta secondo i giudici di Torino con metodo mafioso. Ho fatto da incensurato 107 giorni di carcere preventivo in regime di massima sicurezza in cella con quel Peppe Iannicelli, boss della ‘ndrangheta. Quella carcerazione mi ha rovinato la vita. Mi sono perso e sono diventato quello che voi avete creato”.

Fabrizio, ammette di aver sbagliato, parla delle sue responsabilità e non si definisce un criminale: “Non sono uno stinco di santo, è vero. Mi sono preso le mie responsabilità e come si dice qui in gergo “mi sono fatto la galera”, ma non sono un criminale. Il giudice attua la legge per conto dello Stato, ma lo Stato non è una persona. Lo Stato garantisce la legge attraverso la magistratura, non ha il dominio sulla morale privata. Le motivazioni delle mie condanne sono per me un fine pena mai. Mi hanno bollato in maniera perentoria e perenne denigrandomi ingiustamente. La vita è una sola e non si può marcire dentro una cella solo perché sei antipatico o hai pestato i piedi a qualcuno di troppo potente. Non mi possono anche vietare di rieducarmi, non è giusto. Dico basta, io ora voglio giustizia e sono pronto a sacrificare tutto. Anche la mia vita”.






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