Teatro: Albertazzi debutta con “Lear”

Inserito in Spettacoli e svago | Scritto giovedì, 30 settembre 2010 | Autore Valeria | Commenta per primo

Ha debuttato ieri al Teatro India, all’apertura della stazione teatrale,  Giorgio Albertazzi, nei panni di Re Lear. Lo spettacolo,diretto da Antonio Latella, replicherà fino al 17 Ottobre al Teatro India, e dal 22 al 27 Ottobre al Teatro Nuovo di Napoli. Non è certo la prima volta che Giorgio Albertazzi veste i panni di Lear, come lui […]

Ha debuttato ieri al Teatro India, all’apertura della stazione teatrale,  Giorgio Albertazzi, nei panni di Re Lear. Lo spettacolo,diretto da Antonio Latella, replicherà fino al 17 Ottobre al Teatro India, e dal 22 al 27 Ottobre al Teatro Nuovo di Napoli.

Non è certo la prima volta che Giorgio Albertazzi veste i panni di Lear, come lui stesso ricorda:
E siamo al quarto Lear. Non l’avrei interpretato per la quarta volta – avverte Giorgio Albertazzi – se non fosse stato Antonio Latella a convincermi del suo progetto». Lo spettacolo, prodotto dal Teatro di Roma e dal Nuovo Teatro Nuovo,  si intitola semplicemente «Lear». “Sì – spiega – perché non interpreto solo il protagonista. 11 testo è stato tradotto e riadattato dal regista e da Ken Ponzio. Ed è tutta un’altra storia, con miei insetti che spaziano da Memorie di Adriano a Schopenhauer”.

” Nello spettacolo ho in verità quattro ruoli – riprende il mattatore, reduce dal Prospero ne «La tempesta» – Sono Lear, il fool, il regista e soprattutto Albertazzi. Insomma, io non recito. Dice il mio personaggio: non è questo ll tempo di recitare, ma di morire”.

La messinscena è ambientata in una sala prove: in abiti contemporanei, gli attori siedono a un tavolo e, guidati dal regista Albertazzi, leggono ll copione. “Ma il regista – continua l’attore – scende anche in platea e coinvolge gli spettatori nell’impossibile e accidentata prova di un impossibile spettacolo“.

Il vecchio Re di Britannia, ormai giunto alla fine dei suoi giorni, intende dividere il regno fra le sue tre figlie: Gonerilla (Silvia Ajelli), Regana (Evita Ciri) e Cordelia (Elisabetta Vaigoi). Ma ne darà la fetta maggiore a colei che gli professerà l’amore più alto. Gonerifia e Regana gareggiano nelle dichiarazioni d’affetto, mentre Cordella, riservata e discreta, risponde al padre di amarlo solo quanto il dovere le richiede, il Re si infuria e la disereda, dividendoil regno fra le altre due, con la clausola che esse lo ospitino a turno e lo mantengano. Ma il vecchio Lear si accorgerà ben presto dell’irriconoscenza delle figlie che ha privilegiato, fino al tragico epilogo.

“La Tragedia di Re Lear, –commenta Ken Ponzio– il titolo del First Folio del 1623. 2977 versi (e 47 volte ripetuta la parola natura) per raccontare di un re, di un padre che aspira al potere assoluto sugli altri e all’amore assoluto da parte degli altri. Senza limiti. E quando divide il suo regno prima del tempo, prima della propria morte, commette un atto che va contro l’ordine prestabilito. Contro natura. Da questo gesto solo morte e distruzione. Tutti i personaggi, chi più e chi meno, dovranno abbandonare la loro condizione riconosciuta dalla società e trasformarsi in qualcos’altro per capire che cos’è un uomo. Dovranno spogliarsi di tutto, anche della vista e della sanità mentale per arrivare a comprendere l’essenza della vita e la verità.

Vedo “Lear” come una sineddoche de “La Tragedia di Re Lear”, la sua essenza contemporanea di ciò che è la visione di Antonio Latella, sempre alla ricerca di cosa significhi “fare teatro oggi”, di dove sia il confine tra vita e teatro, di che cosa significhi amore”.




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