Creare Falsi Account Facebook, Ecco Cosa si Rischia

Inserito in Scienze, Tecnologie e Web, Social network | Scritto venerdì, 10 marzo 2017 | Autore Fabiana Cipro | Commenta per primo

Creare falsi account Facebook è un sotterfugio cui ricorrono molti utenti del social, ma non è cosa da prendere sottogamba in quanto si rischia il carcere

Su Facebook, ma sui social in generale, è pieno zeppo di account con i nomi più improbabili che, ovviamente, sono dei profili falsi. I cosiddetti account fake, spesso vengono creati dagli utenti per aiutarsi nei vari giochi e giochini presenti sulla piattaforma, ma in alcuni casi i suddetti account vengono registrati per motivi che nulla hanno a che vedere con il socializzare. Molte persone li creano apposta per offendere e/o ingiuriare altri utenti che magari li hanno bloccati per discussioni avvenute in precedenza.

facebook profili falsi

Creare falsi account è comunque un reato ed è punibile sia civilmente che penalmente con la reclusione fino a un anno. Chi crea un profilo falso agisce con dolo specifico, con il preciso scopo – cioè – di porre in essere la condotta criminosa, indipendentemente, poi, dal fatto che il vantaggio venga in concreto raggiunto: basta, quindi, la sola finalità che può consistere – ad esempio – nel “guadagnare” like e consensi, sfruttando l’immagine reale di un terzo soggetto, descrivendolo in modo tale da danneggiarlo. Un altro esempio potrebbe essere quello di chi crea un falso account per un addio al celibato e il “festeggiato” riceva inviti e offerte per incontri a sfondo sessuale da centinaia di sconosciuti. Come specificato dalla Corte di Cassazione, tale finalità può emergere anche da una serie di indizi, tra cui l’età dell’autore, le proprie abitudini o aspirazioni.

Pensiamo al caso più eclatante, quello relativo alla creazione di falsi profili di personaggi famosi, dalla quale deriva un vantaggio dell’autore del falso profilo e – in modo speculare – un danno al vip di turno: immaginiamo, ad esempio, l’autore del fake che risponde in maniera ridicola ai messaggi dei fan o pubblica post imbarazzanti.

Stesso discorso per chi utilizza un account di posta elettronica falso per partecipare ad un’asta on-line, appropriandosi delle generalità di un terzo per ingannare gli altri partecipanti.

Non salva nemmeno usare un nickname, cioè un nome di fantasia in quanto anche gli pseudonimi utilizzati in rete possono produrre effetti reali nella sfera giuridica altrui. Per questo, quando non ci sono dubbi sulla riconducibilità del nickname ad una persona fisica, ciò permette di identificarla e considerarla responsabile penalmente.

Ponendo in essere questo genere di condotte, quindi, si finisce per danneggiare la fede pubblica, che può essere vista come l’insieme dei rapporti economici e giuridici che stanno alla base della civile convivenza. Ma ad essere leso è anche il soggetto privato che viene ingannato in concreto: si parla, in “avvocatese”, di persona offesa dal reato, con tutti i diritti connessi.

Chiaramente, quando c’è di mezzo un falso profilo è fondamentale scoprire chi è che vi si nasconde dietro: a tal proposito, anche se la connessione avviene da un’utenza intestata a una società, si può risalire all’autore da vari indizi concreti, come i rapporti con la vittima e i motivi di risentimento personale.

Oltre al reato di diffamazione aggravata e di sostituzione di persona, sono configurabili anche la violenza privata e il trattamento illecito dei dati personali, con pene edittali che vanno da uno fino a quattro anni. Nel caso della violazione della privacy, se è commessa a mezzo internet o se i dati vengono diffusi, la reclusione va da 6 a 24 mesi. Se vengono diffusi dati sensibili la pena arriva fino a tre anni. Il reato in questione è procedibile d’ufficio, indipendentemente cioè da una richiesta apposita.

A ciò si aggiunge il sequestro preventivo del sito (cosiddetto oscuramento) se il reato è commesso a mezzo internet.

Fonte: laleggepertutti.it






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