Roma, Abete: “Montella è intelligente. Gli investitori stranieri? Ben vengano, ma…”

Inserito in Calcio | Scritto sabato, 05 marzo 2011 | Autore Domenico M. | Commenta per primo

Ai microfoni di “La voce giallorossa”, il presidente della FIGC, Giancarlo Abete, ha parlato degli ultimi eventi accaduti a Roma: le dimissioni di Ranieri, la conseguente nomina di Montella e l’imminente ingresso in società di investitori stranieri. Ranieri si è dimesso e Montella è diventato il nuovo allenatore della Roma a soli 36 anni… “Montella […]

Ai microfoni di “La voce giallorossa”, il presidente della FIGC, Giancarlo Abete, ha parlato degli ultimi eventi accaduti a Roma: le dimissioni di Ranieri, la conseguente nomina di Montella e l’imminente ingresso in società di investitori stranieri.

Ranieri si è dimesso e Montella è diventato il nuovo allenatore della Roma a soli 36 anni…
“Montella è una persona intelligente, come lo era a livello calcistico lo sarà a livello di tecnico, ha iniziato dall’attività giovanile. Penso che Ranieri abbia dato le dimissioni per dare una scossa a un ambiente che diventava complesso. Lui stesso ha rappresentato che diventava difficile gestire la squadra nella fase finale. Ranieri rimane, ovviamente, un ottimo allenatore che ha ottenuto risultati importanti e che si è contraddistinto per una qualità anche dei comportamenti di cui tutti dovrebbero prendere atto”.
Ha letto l’intervista che Ranieri ha rilasciato a L’Espresso e in cui ha criticato molti membri della squadra e la stessa società? Non c’è una una sorta di legge non scritta per cui anche a posteriori non si deve parlare di quello che accade nello spogliatoio?
“E’ chiaro che ci possono essere sempre dei problemi di carattere relazionale nello spogliatoio, ma non giudico un singolo intervento, valuto complessivamente la qualità della persona. E’ naturale che nel momento in cui qualcosa si rompe ci sono delle difficoltà che poi successivamente possono richiedere anche qualche chiarimento. Però rimane un allenatore e una persona di grande qualità”.
Ranieri sarebbe potuto diventare anche il CT della nazionale italiana?
“Noi abbiamo fatto una prima scelta che è stata quella di Prandelli. Abbiamo rispettato quelle che erano le posizioni contrattuali da parte degli allenatori. Senza dubbio, all’interno di un gruppo di tecnici, Ranieri rappresentava un livello molto elevato, fermo restando che non è mai stato contattato”.

Come giudica il possibile ingresso di investitori stranieri nel calcio italiano?
“Dobbiamo essere aperti, l’Italia deve essere aperta agli investimenti stranieri. Fino ad adesso si è visto poco in Italia. Ci sono i pro, perchè facciamo parte di un mercato globale: vengono dall’estero, portano delle risorse, puntano sul trend Roma. C’è però un maggior rischio di lontananza: la storia del nostro calcio è fatta di grandi famiglie e, nonostante tutti i problemi che oggi il nostro calcio ha, noi rimaniamo in Europa la nazione che ha vinto più trofei in ambito di nazionale. Nonostante questo momento di scarsi risultati, se andiamo a fare la storia delle squadre italiane nelle competizioni della Uefa, noi siamo ancora i più forti. Tutto questo è stato storicamente possibile attraverso la fedeltà a determinate realtà legate a grandi famiglie imprenditoriali. Parlo degli Agnelli, dei Moratti, dei Berlusconi, parlo, anche se per un periodo più limitato, dei Sensi, parlo dei Della Valle, dei De Laurentiis. Ci sono oggi in Serie A società che hanno risultati in perdita, ma finché rimane la dimensione affettiva sul versante della partecipazione dirigenziale, c’è la voglia di mettere il cuore al di là degli ostacoli… Nel momento in cui arriva l’investitore straniero, si può avere un imprenditore più efficiente e più attento ai conti, perché ha meno rapporto emozionale. E’ una persona più lucida nell’individuare il business, ma ovviamente ha un minore trasporto passionale. Abbiamo un imprenditore più distaccato: se poi le cose non vanno bene, è più facile per una persona che vive a Boston o a Chicago, o a Detroit, dire ‘Mi dispiace, non è andata bene, amici come prima’. Quindi da un punto di vista culturale noi dobbiamo essere aperti, perchè se il nostro prodotto non è attrattivo per l’estero, deve diventare elemento di preoccupazione, però c’è anche il rovescio della medaglia. L’investitore straniero non è tifoso della squadra, è simpatizzante o lo può diventare, gli piace vedere la squadra giocare ma gli interessa il business. Quindi dobbiamo vedere gli investitori con grande attenzione e selezionarli volta per volta”.

Le società di calcio in Italia possono costruire gli stadi di proprietà senza dover per forza aspettare la legge che ora giace alla Camera? La Juventus lo ha fatto…
“Un collegamento virtuoso con l’amministrazione comunale è lo snodo per la costruzione dello stadio. I problemi principali che riguardano la costruzione di uno stadio sono legati all’ubicazione dell’impianto, al fatto di avere delle cubature aggiuntive – ad esempio per attività commerciali – che possano creare un effetto volano con il resto e che consentano di fare valore aggiunto insieme allo stadio. La concessione di cubature aggiuntive diventa l’unico elemento di attrattiva per la costruzione di uno stadio: quest’ultimo deve rientrare in una logica di costi e ricavi e inoltre è sottoposto ai risultati della squadra. Uno stadio incide fortemente sull’urbanistica di una città. La Juventus è riuscita con il sindaco Chiamparino a individuare un circuito virtuoso che ha consentito, a prescindere dalla legge sugli stadi, ad attivare questo iter di costruzione del nuovo stadio. Teoricamente si può fare, però noi sappiamo che è talmente complessa la situazione afferente i vincoli delle amministrazioni comunali che diventa necessario avere un quadro normativo specifico. Ma non è detto poi che un disegno di legge sugli stadi diventi risolutivo: perché interviene dopo tutta la questione che riguarda i servizi”.




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