Monti accelera sulla crescita

Inserito in Economia, Primo piano | Scritto sabato, 01 settembre 2012 | Autore Daniele Lisi | Commenta per primo

La crescita, per essere tale, deve poter rimettere in moto l'economia raele del Paese, e non basarsi solo su tasse e balzelli.

MontiMonti accelera sulla crescita, sperando che questa sia la volta buona e non soltanto il solito tentativo  come quelli precedenti che non hanno prodotto alcun effetto. Il così detto prof. Monti vuole, questa volta, cambiare metodo, evitando di portare in Parlamento dei provvedimenti fatti al chiuso del Consiglio dei Ministri, ma cercando di  coinvolgere anche le parti sociali e le aziende. Cercare di mettere attorno allo stesso tavolo tutti i principali attori dell’economia  del Paese potrebbe essere una buona idea, sempre che ovviamente poi l’esecutivo adotti i giusti provvedimenti per rilanciare l’economia reale, la sola in grado di fare uscire il Paese dalla crisi.

Liberalizzazioni di poco conto che, in definitiva, non hanno prodotto il ben che minimo risultato, è meglio non prenderle proprio in considerazione, sarebbero l’ennesima presa in giro per gli italiani che, ormai, ne hanno le tasche piene di dover tirare la cinghia, come suol dirsi, e le avranno ancor di più all’indomani del 17 settembre, data il cui scade il pagamento della seconda rata dell’IMU.
E’ necessario dare priorità all’abbattimento delle tariffe, così come al ridimensionamento del costo del carburante che, se fino a questo weekend ha potuto contare sugli sconti offerti dalle compagnie petrolifere, dalla settimana prossima tornerà ad essere praticamente inaccessibile a buona parte degli automobilisti.

Con la benzina sempre più su e con le tariffe della Rc Auto che sono cresciute in questo ultimo anno di un buon 20%, aumento del tutto ingiustificato che, definire una rapina legalizzata è dire poco, il mercato dell’auto non può che continuare a colare a picco, come sta avvenendo dall’inizio dell’anno, ma questo vale anche per i tanti altri settori dell’economia.  Questo crollo delle vendite mette di fatto a rischio circa 200.000 posti di lavoro, non solo nell’industria, ma anche e forse soprattutto nel campo della commercializzazione e dell’indotto.

La crisi dell’auto è particolarmente grave nel nostro Paese, e questa è la dimostrazione di quanto sia sempre più difficile per gli italiani andare avanti. Speriamo che questa volta non siano solo chiacchiere e  nuove tasse o nuovi aumenti, perché ormai la misura è molto più che colma, e lo è da un pezzo.




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