Etero diventa gay per un anno. Vuole capire [VIDEO]

Inserito in Cultura | Scritto lunedì, 15 ottobre 2012 | Autore Fabiana Cipro | Commenta per primo

Una sua amica gli confida di essere stata allontanata dalla famiglia quando ha fatto coming out. Da qui la decisione di voler provare sulla sua pelle cosa significa

Forse difficile da comprendere alla maggior parte di noi, un etero che diventa gay per un anno! Eppure è l’esperienza che Timothy Kurek ha voluto fare, lui etero, cristiano e anche bigotto. Dalla sua esperienza è nato un libro dove spiega tutto il percorso e cosa lo ha portato a farlo.

Kurek ha scelto di vivere un anno da gay dopo che una sua cara amica, lesbica, gli è scoppiata a piangere fra le braccia perché la famiglia l’aveva rifiutata dopo il suo coming out. «Avrei dovuto consolarla – racconta Kurek all’Huffington Post – ma in mente mi veniva soltanto di convertirla. La mia decisione pretendeva un coinvolgimento totale. Sapevo di voler capire, il più realisticamente possibile, come l’etichetta di gay potesse cambiare la vita» da qui la decisione di far finta per un anno di essere un gay.

«Ho fatto coming out con tutti, con i miei genitori, con i miei amici, il 95% dei miei amici ha smesso di parlarmi». Solo una zia e un amico gay reclutato per far finta di essere il suo ragazzo sapevano che era tutto una montatura. Ma lui era determinato a voler capire. Anche la madre non prese molto bene la cosa, un giorno non appena lei uscì, Kurek prese il suo diario e vi lesse: “avrei preferito scoprire di avere un cancro terminale che avere un figlio gay“. «Inizialmente era affezionata al precetto cristiano ama il peccatore, odia il peccato. Ma piano piano è diventata molto più moderata e amica della comunità gay» scrive Kurek nel suo libro.

Kurek ha trovato lavoro in un café gay, frequentava gay bar e ha giocato in una squadra di softball gay mentre manteneva la sua identità interna, di uomo etero cristiano. «Quello che ho passato è nulla in confronto all’esperienza della media di gay e lesbiche. Non sarei mai stato in grado di dirlo prima di questa esperienza. Gli scheletri nell’armadio non servono, anche se il mio è stato solo un assaggio di quella vita, la gente non dovrebbe farsi condizionare dalle scelte altrui così come avrei fatto io prima».

La sua esperienza l’ha raccontata nel libro “The cross in the closet” (La croce nell’armadio), i cui proventi saranno devoluti alla comunità LGBT per tutti coloro che, quando hanno fatto coming out, sono rimasti senza un tetto sopra la testa.




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