Partito Democratico, domani l’elezione del nuovo segretario

Inserito in Politica | Scritto sabato, 24 ottobre 2009 | Autore Daniele | Commenta per primo

Conto alla rovescia per le primarie del Pd, ultimo atto del lungo iter per l’elezione del nuovo segretario e dei gruppi dirigenti periferici del partito. Domani si potrà votare dalle 7 alle 20 nei 10 mila gazebo organizzati in tutta Italia, versando due euro e presentandosi ai seggi con carta d’identità e certificato elettorale. Ma […]

Conto alla rovescia per le primarie del Pd, ultimo atto del lungo iter per l’elezione del nuovo segretario e dei gruppi dirigenti periferici del partito. Domani si potrà votare dalle 7 alle 20 nei 10 mila gazebo organizzati in tutta Italia, versando due euro e presentandosi ai seggi con carta d’identità e certificato elettorale. Ma potranno votare anche i giovani che hanno superato i sedici anni, gli extracomunitari in regola con il permesso di soggiorno e i cittadini dell’Unione europea residenti in Italia. Il risultato della consultazione si avrà solo nella nottata di domenica, forse addirittura lunedì mattina.

Sarà eletto segretario chi tra Pierluigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino, i tre candidati, otterrà il 50% più 1 dei consensi. In questo modo si eviterebbe di far eleggere il leader dall’assemblea congressuale, come prevede lo statuto in caso di non raggiungimento del quorum, salvo ricorsi a norma dello stesso statuto. Marino non è però d’accordo con questa ipotesi. L’esito delle primarie è incerto, dipenderà molto probabilmente dall’affluenza ai seggi.

A largo del Nazareno, sede del Pd, si prevede che saranno almeno due milioni i cittadini che parteciperanno all’elezione del segretario del principale partito di opposizione. Bersani parte favorito con il suo 55,1% ottenuto tra i 450 mila iscritti al Pd che hanno partecipato ai congressi di circolo, dove Franceschini e Marino si sono fermati rispettivamente al 36,9% e al 7,9%.

Il congresso è praticamente iniziato il 17 febbraio, quando Walter Veltroni si dimise da leader all’indomani della sconfitta nelle elezioni regionali in Sardegna. Franceschini è stato un segretario “reggente”. Così del resto si è definito lui stesso, dopo l’investitura pro tempore dell’assemblea costituente del partito ricevuta lo scorso 21 febbraio. Il lungo iter congressuale è servito a chiarire le differenze tra i candidati.

Dario Franceschini, 51 anni, nato a Ferrara, avvocato, figlio di un partigiano, nella Dc fin dal 1975, tra i fondatori del Partito Popolare nel 1993, cresciuto politicamente accanto a Benigno Zaccagnini, interpreta con qualche variante la linea della continuità. Non fosse altro perché è stato il vicesegretario di Veltroni fin dall’inizio dell’avventura del Pd. Da quando è diventato segretario ha sciolto il “governo ombra” ritenuto inefficace, ha preso decisioni rompendo l’unanimismo, in quanto cattolico ha potuto paradossalmente essere più laico di altri nel marcare le differenze con il Vaticano (dal testamento biologico alle recenti polemiche sull’omofobia con la deputata del Pd Paola Binetti).

Se fosse rieletto, Franceschini ha promesso “niente inciuci” con il centrodestra, un nuovo giuramento sulla costituzione, il mantenimento delle primarie come metodo di elezione del segretario e dei gruppi dirigenti, conferma della “vocazione maggioritaria” del Pd che tende al bipartitismo. Ha già scelto i due vicesegretari che lo affiancherebbero al vertice: il deputato Jean Leonard Touadi di origine congolese, emigrato in Italia nel 1979 e l’eurodeputata Debora Serracchiani, l’enfant prodige del Pd che con le sue critiche alla gestione del partito è diventata molto popolare fino a conquistarsi un seggio a Bruxelles.

Pierluigi Bersani, 58 anni, nato a Bettola in provincia di Piacenza, ex presidente della Regione Emilia Romagna dal 1993 al 1996, ex ministro nei governi Prodi, cresciuto politicamente nelle file del Pci, ha annunciato che ha intenzione, qualora fosse eletto, di introdurre alcune correzioni nel Pd. A partire dalla politica delle alleanze. Se diventasse segretario, il suo primo impegno sarebbe far uscire il partito da quello che lui stesso ha definito “splendido isolamento”, evitando l’eclettismo che indica qualche volta alleanze con Antonio Di Pietro e dove è possibile con Pier Ferdinando Casini.

L’idea di Bersani è irrobustire la presenza del Pd nei territori ricostruendo contemporaneamente una solida alleanza di centrosinistra sui programmi. Per questo, privilegia una riforma del sistema politico ed elettorale che guarda alla Germania (proporzionale con sbarramento per entrare alla camera al 5%). La correzione più sostanziosa che Bersani potrebbe introdurre nel Pd riguarda la cultura politica. E’ tra i pochi al vertice del partito che fa riferimento a “questione democratica” e “questione sociale” come due emergenze da affrontare da subito: i propositi di Berlusconi di avviare a colpi di maggioranza e di referendum la trasformazione presidenzialista del sistema politico, l’andamento negativo della crisi economica su occupazione e salari.

Ignazio Marino, 54 anni, nato a Genova, laureato in medicina all’università Cattolica di Roma, lunga esperienza di medico negli Stati Uniti, eletto al Senato per la prima volta nel 2006, ha fin qui ricoperto il ruolo dell’outsider. Ha immesso nel Pd parole inedite soprattutto su laicità e diritti civili. In caso di vittoria, chiederebbe l’immediato scioglimento delle correnti. A questo proposito, ha dichiarato ieri: “L’Italia che si riconosce nel Pd chiede un partito che offra soluzioni ai grandi problemi. Se Franceschini e Bersani scioglieranno le correnti, sarà molto facile avere accordi in senso nobile, trovare soluzioni per l’interesse della gente”.

Del tutto imprevedibile è l’entità di possibili emorragie, nel caso di elezione a segretario dell’uno o dell’altro dei tre candidati (c’è molta tensione tra le varie componenti del partito). Come non è pronosticabile cosa potrebbe accadere qualora il risultato delle primarie ribaltasse il primo posto ottenuto da Bersani nella fase congressuale tra gli iscritti al Pd. Per ora, l’unica separazione annunciata è quella di Francesco Rutelli, ex presidente della Margherita, che ritiene in un libro dato recentemente alle stampe (“La svolta”) che il Pd non è mai nato davvero nella sua ispirazione originaria.

Via | repubblica.it




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