Adam Lanza: ecco chi era l’autore della strage nella scuola

Inserito in Cronaca, Esteri | Scritto sabato, 15 dicembre 2012 | Autore Fabiana Cipro | Commenta per primo

Lui malato e la mamma con la passione delle armi. Un mix che forse ha avuto una parte importante nella strage compiuta ieri

Alto, dinoccolato e timido. E’ questo il ritratto che ne fanno i compagni di liceo, un suo professore aggiunge “un genio”. Adam Lanza, 20 anni, aveva ottimi voti in matematica come molte delle persone che soffrono di autismo. Parlava pochissimo e durante le interrogazioni si mostrava impacciato e nervoso, rispondeva a monosillabi. Arrivava a scuola con la sua 24 ore nera e sedeva nel banco vicino alla porta, pronto per uscire allo squillo della campanella.

Nella stessa scuola in cui ieri ha compiuto la strage, la Sandy Hook Elementary School, una scuola materna ed elementare di Newtown, nel Connecticut, a poco più di 100 chilometri da New York, Adam aveva fatto le elementari. Solo qualche anno fa anche lui sedeva dietro quegli stessi banchi che oggi, per mano sua, si sono colorati di rosso sangue. Aveva pianificato tutto, alcuni giorni prima sarebbe entrato nella scuola e avrebbe nascosto altre armi usate durante la strage. Prima di uccidere quelle 26 persone aveva sparato in faccia alla mamma nella casa in cui vivevano, la donna faceva la supplente proprio in quella scuola. Figlio di genitori separati, viveva solo con la mamma da quando il padre, responsabile finanze della General Electric, si era risposato e trasferito a Stanford, il fratello invece era andato via da casa per studiare all’università e ha detto che Adam aveva anche disturbi della personalità oltre ad una lieve forma di autismo.

Adam amava i video game con cui passava gran parte del suo tempo. Inizialmente si era pensato che a compiere la strage fosse stato il fratello più grande, Ryan di 24 anni, Adam aveva con sé i suoi documenti. Le armi usate facevano parte della collezione della mamma, grande appassionata di fucili e pistole. Forse nella sua testa ha voluto trasformare in realtà quei videogiochi violenti con cui spesso si intratteneva.

Ieri il Presidente degli Stati Uniti ha pronunciato un discorso dove si leggeva disperazione, il discorso di un uomo, di un padre.




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