Pd, tra Bersani e Franceschini è in gioco la segreteria senza ballottaggio

Inserito in Politica | Scritto domenica, 25 ottobre 2009 | Autore Daniele | Commenta per primo

La parola, dalle 7 alle 20 di oggi, ai gazebo. E verso le undici di stasera, sempre che la battaglia non finisca al fotofinish ma salti fuori fra i duellanti una forbice netta di quattro-cinque punti, il popolo delle primarie incoronerà il nuovo segretario del Partito Democratico. Lo spettro di un calo dei votanti, per […]

La parola, dalle 7 alle 20 di oggi, ai gazebo. E verso le undici di stasera, sempre che la battaglia non finisca al fotofinish ma salti fuori fra i duellanti una forbice netta di quattro-cinque punti, il popolo delle primarie incoronerà il nuovo segretario del Partito Democratico. Lo spettro di un calo dei votanti, per il caso Marrazzo, i tre sfidanti sperano di essere riusciti a disinnescarlo con il documento di presa di distanza, congiunto e a tempo record. La partita, anche se Bersani parte favorito dall’alto del suo 55 per cento fra gli iscritti, per Franceschini è aperta. Spera, anzi è convinto, che un mix di combinazioni vincenti potrebbe rovesciare quel suo 37 per cento di partenza: affluenza a valanga alle urne dei non tesserati (sopra i due milioni di partecipanti) e premio alla linea dura anti-Berlusconi, che ha sfondato – rivendica orgoglioso Piero Fassino – proprio nelle regioni rosse feudo dell’armata Bersani-D’Alema.

Tanto che nello staff dell’ex ragazzo di Zac circola un pronostico: la corsa la vinciamo noi, 44 a 40. E siccome anche Bersani ha detto di sì alla proposta Scalfari (niente ballottaggio pure se nessuno dei competitor supera il 50), Dario – che nel pomeriggio di oggi vota nel circolo romano di via dei Giubbonari – si riprenderebbe la leadership. Non a caso, nella giornata degli ultimi fuochi, con i comizi che ieri hanno chiuso la maratona elettorale, il segretario uscente in Friuli, nella sua Ferrara e quindi nel luogo-simbolo di Marzabotto, il paese dell’eccidio nazista, ha battuto sempre sul chiodo lotta-dura-senza-paura. Tirando fuori una frase di don Primo Mazzolari, parroco partigiano. “Noi – ha detto Franceschini – non moriremo di prudenza, ma vivremo di coraggio. Nessuno ci fermerà, perché lo dobbiamo ai nostri padri e lo dobbiamo ai nostri figli”. Con piccola, e in apparenza “civettuola” autocitazione, “questo potrebbe anche essere il mio ultimo discorso da segretario”, che in realtà nasconde un invito a tutti gli indecisi alla scelta di campo.

Ma se Franceschini ha scommesso tutto giocando all’attacco (monitorati i suoi discorsi: sostantivo-record “opposizione”), Pierluigi Bersani procede tranquillo e sornione. Tutto sobrietà e concretezza. Con D’Alema che rassicura sulle polemiche su rischi brogli, “il voto si svolgerà nella massima trasparenza”. Bersani pure nell’ultimo giorno dello scontro, scegliendo di partecipare alla marcia del lavoro di Milano, per spiegare e rispiegare che il suo Pd metterà al primo posto l’occupazione, “sarà il partito del lavoro, per gli operai, le famiglie, le piccole imprese”. Un partito dove l’ex ministro di Prodi, l’uomo delle lenzuolate (che il voto lo depone stamane nella sua Piacenza) avrebbe difficoltà a stare “se la parola sinistra dovesse diventare un tabù”.

Il sorpasso immaginato da Franceschini? Liquidato con un’alzata di spalle. D’accordo invece si direbbero i due nel prevedere un Ignazio Marino a due cifre, magari raddoppiando l’8 per cento di “ingresso”. E il chirurgo-outsider, che vota stamattina nel circolo di piazza Fiume a Roma, per la chiusura della campagna ha messo da parte la bandiera della laicità per chiedere al governo “un decreto per detassare le tredicesime di pensionati e lavoratori dipendenti”. Dal tardo pomeriggio, ciascuno nel proprio comitato elettorale per gli scrutini. In serata, i tre convergono al Nazareno. Per il verdetto del popolo delle primarie.

Via | repubblica.it




Loading Facebook Comments ...