Fini: “E’ bene che finisca questo clima tra tifosi ultrà”

Inserito in Politica | Scritto domenica, 25 ottobre 2009 | Autore Daniele | Commenta per primo

Peccato per l’orario, mezzogiorno. «Proprio adesso si debbono vedere ad Arcore e non vorrei condizionare l’esito dell’incontro», si smarca veloce. Dunque che Mario Calabresi, direttore de “La Stampa”, elenchi pure tutte le domande che vuole, tanto Gianfranco Fini non risponde. O meglio, una volta smarcato, può continuare le sue giocate da battitore libero del centrodestra. […]

Peccato per l’orario, mezzogiorno. «Proprio adesso si debbono vedere ad Arcore e non vorrei condizionare l’esito dell’incontro», si smarca veloce. Dunque che Mario Calabresi, direttore de “La Stampa”, elenchi pure tutte le domande che vuole, tanto Gianfranco Fini non risponde. O meglio, una volta smarcato, può continuare le sue giocate da battitore libero del centrodestra. I distinguo sono parecchi. Dalla Lega sull’immigrazione. Dai ministri Tremonti e Gelmini su lavoro e tagli di spesa, specie su ricerca e università. Dal Premier, lascia intendere, sui viaggi all’est.

Sarà la bella giornata, sarà il Lago Maggiore che invita alla calma, ma il Presidente della Camera sembra davvero lontano dalle tensioni in casa Pdl. Per sette volte in un’ora si definisce «ottimista». Disegna il suo manifesto, l’Italia che vorrebbe. Ovviamente presidenzialista, «ma alla francese, dove si stanno rafforzando i contrappesi e i poteri di controllo, più che all’americana». Un Paese dove la parola tolleranza, quando si parla di immigrati, dev’essere bandita «perché dobbiamo farli sentire a casa loro, stimolare la partecipazione attiva e la cittadinanza».

Un leghista a questo punto l’avrebbe già fischiato, ma al convegno organizzato da Michele Vietti e da “Iniziativa Subalpina» non se n’è visto uno. «E’ pensabile -si domanda Fini- che tra cinque o dieci anni il numero degli stranieri nel nostro Paese sarà inferiore? Al momento siamo a quattro milioni, tra qualche tempo saremo a cinque o sei». Si risponde che «sottolineare unicamente i loro doveri sarebbe miope, e in buona parte d’Europa Centrodestra e Centrosinistra su questo sono d’accordo». Proposta: «Riconoscere il diritto di cittadinanza al termine di un ciclo scolastico». In una delle zone dove la Lega sta crescendo, esclude che «l’ipotesi secessione sia dietro l’angolo». E quando parla dei 150 anni dell’Unità d’Italia ammette che a preoccuparlo di più non è l’unità nazionale, «ma la coesione sociale». Perché «dobbiamo domandarci cosa vuol dire essere italiani oggi, e io sostengo che le differenze fanno parte della nostra identità. Coesione nazionale vuol dire patto tra Nord e Sud, patto tra generazioni, patto tra capitale e lavoro. Se la si vede soltanto come puzzle di differenze allora sì che questa coesione nazionale rischia di venir meno».

Berlusconi e Tremonti stanno per incontrarsi ad Arcore, e Fini è ben lieto di starne lontano. «Discutere se stai con Tremonti o no è una battuta da comizio, la fai, finisce lì, e il problema rimane». Appunto. Il problema è «evitare di confondere la propaganda con la politica. A volte si fa volutamente confusione: c’è qualcuno che esalta la precarietà? Smettiamola di contrapporre il posto fisso alla precarietà e ragioniamo sulla flessibilità con maggiori garanzie. Su questo le parti sociali sono molto più avanti. Ma in quale altro paese del G8 sono ancora fermi a questo problema…?».

Quando arriva la domanda sull’incontro di Arcore, sulla politica del rigore o la rinascita del partito della spesa pubblica, Fini («anche se non vedo il rigore alla Quintino Sella») nega il ritorno a pratiche di spreco: «Non mi risulta che ci sia un Partito della Spesa e i conti pubblici sono in rosso». Però qualche distinguo lo mette lì, si capisce che certi tagli («orizzontali») non gli vanno. «Bisogna contenere la spesa senza rallentare la ripresa nei settori di investimento per lo sviluppo. In ogni Finanziaria gli investimenti per la ricerca e l’università dovrebbero continuare a crescere». Resta ottimista, il Presidente della Camera. Anche in vista del Federalismo Fiscale, «che avrà i suoi costi e poi produrrà effetti virtuosi». E in vista delle Riforme, «anche se le auspico da 18 mesi, dal mio insediamento». Come Pier Ferdinando Casini e Massimo D’Alema venerdì, Fini vorrebbe «adeguare la Costituzione formale». Il suo obiettivo resta il presidenzialismo «con pesi, contrappesi e organi di garanzia». Ma per discutere di riforme «deve smettere questo clima da confronto tra tifosi ultrà, che pensano solo al risultato e non importa se la squadra gioca bene o rubi…».

Non l’hanno appassionato Casini e D’Alema che parlano di «coalizione democratica» per un dopo Berlusconi. «Sarebbe un giorno pessimo per la nostra democrazia se governasse una maggioranza che non è stata eletta. Non vorrei tornare all’epoca in cui i governi nascono in Parlamento.». Si prende applausi dalla platea Udc quando ammette qualche raccomandazione, «però guai ad occupare la cosa pubblica con manutengoli di partito». E sui viaggi del Premier in Russia è perplesso. Non lo nomina. Ma «il Dossier Energia dovrebbe essere nelle mani dell’Unione Europea».

Via | lastampa.it




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