Delitto di Garlasco, processo da rifare per Alberto Stasi

Inserito in Cronaca | Scritto mercoledì, 17 aprile 2013 | Autore Fabiana Cipro | Commenta per primo

Per il pg ci sono molte lacune e incongruenze e il processo è da rifare

Il processo contro Alberto Stasi, accusato e assolto dell’omicidio di Chiara Poggi, la sua fidanzata, trovata morta nella sua casa la mattina del 13 Agosto 2013, molto probabilmente è da rifare. Durante la lunga requisitoria il Procuratore Generale, ha messo in chiaro alcune lacune: “Se c’è un caso in cui le sentenze di merito palesano illogicità, lacune e incongruenze è questa“, secondo Aniello tali illogicità “minano la ricostruzione della corte d’assise d’appello e non consentono al giudice di merito di avere una visione completa dei fatti

Secondo il pg Aniello, “l’ipotesi accusatoria è sorretta da valide motivazioni”, ha ripercorso le telefonate effettuate da Stasi la mattina dell’omicidio, approfondendo e fornendo una nuova spiegazione di quella attivata dal sistema di allarme, già menzionata nella sentenza di primo grado. “Stasi – ha spiegato Aniello – ha effettuato una serie di telefonate sia da fisso che da cellulare ad intervalli cadenzati, arrivando a fare ad un certo punto ben sette chiamate” in un breve arco di tempo. “Intorno alle 13.26, 13.27 – ha proseguito il sostituto procuratore generale – c’è stata una chiamata di Stasi al fisso della famiglia Poggi che ha avuto una risposta muta di dodici secondi data in automatico dal sistema di allarmepredisposto per attivarsi. è quindi “rimasto in linea dodici secondi, un tempo non brevissimo, ma interrogato non dirà mai di aver avuto questa risposta muta e di essere rimasto in linea per dodici secondi”. 

Stasi si sarebbe quindi spaventato pensando che Chiara potesse essere ancora viva: “ritengo ragionevole che Stasi colto dal panico e credendo che la vittima si fosse ripresa sia entrato per controllare se Chiara fosse viva o morta. E forse ha fatto i primi gradini della scala su cui si trovava il corpo evitando consapevolmente le macchie di sangue”. Nella requisitoria, durata circa un’ora e mezzo, Aniello sostiene di fatto la colpevolezza di Stasi. Sempre secondo il pg “l’autore dell’omicidio ben conosceva la vittima come pure la casa” e “non ci sono elementi che parlino di altre persone» all’infuori di Stasi «che potessero avere un movente per uccidere Chiara Poggi“.

Dunque riparte tutto da capo così come nel caso di Raffaele Sollecito e Amanda Knox per l’omicidio di Meredith Kercher in cui i due imputati furono condannati in primo grado e poi assolti in appello.




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